Le grandi riforme, pericolose e inutili

17.12.2008 13:50

di Andrea Fabozzi

su Il Manifesto del 16/12/2008

Intervista a Sergio Mattone, presidente di Cassazione

Giudice di Cassazione - presidente della sezione lavoro - ex del Csm e fondatore di Magistratura democratica, Sergio Mattone boccia la proposta di Veltroni di una commissione per la riforma della giustizia. «Meglio di no - dice - mi riporta alla mente i tempi della bicamerale. La giustizia si porta appresso questa maledizione della 'grande riforma'. Invece servirebbero interventi limitati per velocizzare le procedure. Le 'grandi riforme' ammesso che si facciano non hanno ripercussione sui tempi dei processi penali e civili».

Partiamo dalle proposte della maggioranza allora, sono utili?
Sono un esempio di quello che non serve alla giustizia. Le proposte che ho sentito fare dal presidente del Consiglio e dal ministro della giustizia, oltretutto, non inciderebbero in alcun modo su una vicenda come lo scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro che pure è all'origine di queste iniziative governative. L'emergenza è il processo: bisogna snellire le procedure eliminando tutti quei formalismi che non hanno una ricaduta sulle garanzie. E attuare i principi del giusto processo fissati in Costituzione.

Il ministro pensa di farlo dando più peso agli avvocati.
È sacrosanto il loro diritto di articolare i mezzi di prova, ma la pretesa di imporre una lista di testimoni lunga quanto si vuole andrebbe a danno della durata del processo e costituirebbe un limite al potere discrezionale del giudice.

Ma il governo dice: il pubblico ministero dev'essere una parte del processo, un avvocato dell'accusa. Perché no?
Parliamo cioè della separazione delle carriere tra pm e giudici, idea che a me pare pericolosa. Ricordiamolo: un pm deve cercare anche le prove a discapito dell'indagato. Invece il primo effetto della separazione sarebbe quello di creare una categoria di magistrati dedita solo all'accusa, estranea alla cultura delle garanzie.

C'è questa idea di togliere ai pm il potere di acquisire direttamente una notizia di reato. Non è giusto che sia la polizia giudiziaria ad iniziare le indagini?
Anche questo è pericoloso. Il pm è un magistrato indipendente come il giudice, la polizia è controllata dal governo. Impedire che un magistrato possa iniziare l'azione penale contrasta con la prassi corrente che sta dando buona prova e sarebbe un po' come dimezzare l'obbligatorietà dell'azione penale.

Il governo vorrebbe abolirla del tutto.
Con l'obbligatorietà ogni notizia di reato finisce prima o poi per passare al vaglio di un giudice. Abolire l'obbligatorietà significherebbe consentire al pm di archiviare in base al suo esclusivo giudizio, senza alcun confronto.

Dunque nessuna modifica, nemmeno alla seconda parte della Costituzione che il presidente della Repubblica non ha richiamato tra i principi generali immodificabili?
Intanto le sentenze della Consulta e la migliore dottrina hanno spiegato che il rapporto tra la prima e la seconda parte della Costituzione è immediato, per esempio se viene meno l'obbligatorietà dell'azione penale in qualche misura viene meno il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Così come si indebolisce di certo la tutela dei soggetti deboli se si interviene sullo status del giudice e si limitano gli organismi che ne tutelano l'indipendenza.

Intende il Csm che la politica accusa di essere paralizzato dalle correnti?
È vero che ci sono state delle cadute di imparzialità, ma il rimedio può essere solo interno alla categoria dei magistrati. Facendo sul serio le verifiche di professionalità che adesso sono previste, come quelle sugli incarichi direttivi che mi risultano finalmente severe. Ma il rimedio che avanza il centrodestra per limitare la politicizzazione del Csm mi pare peggiore del male, vogliono aumentare il numero di consiglieri di nomina parlamentare. Come dire: via libera alle cordate.

Berlusconi insiste: niente appello per l'imputato assolto in primo grado. Ma la Consulta non ha bocciato questa riforma?
A me questo, la sorprenderà, non sembra un discorso assurdo. Il processo di primo grado è l'unico che consente al giudice di conoscere in profondità la vicenda.

Ma aumenterebbero a dismisura le cause in Cassazione.
Centomila pendenti a tutt'oggi, con una capacità della Corte di smaltirne trentamila l'anno. Ci vorrebbero limiti più forti, non il filtro previsto dalla maggioranza. Ma pure andrebbe considerato il fatto positivo che è cresciuta una domanda di giustizia in aree prima marginali della cittadinanza.

Conclusione: niente riforme costituzionali?
Rispetto formale e sostanziale dei principi fondamentali, sì alle riforme davvero necessarie e attenti alle riforme striscianti.

Tipo?
Nel diritto del lavoro è in atto il tentativo di limitare il potere del giudice: non potrà più sindacare nel merito le valutazioni tecniche, organizzative e produttive del datore di lavoro. Non solo: la clausola che consente di rivolgersi agli arbitrati (impedendo al lavoratore il ricorso alla giustizia ordinaria) sarà imponibile nel momento in cui si firma il contratto. Cioè quando il lavoratore non ha alcun potere contrattuale. Uno stravolgimento della Costituzione.

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